rec-musicraiserMia Nonna, che è un po’ il mio spacciatore di massime, dice sempre che è tipico dei grandi amori vivere in quella tensione perenne, che ti tiene malinconico, quindi anche romantico, per  tutto il tempo, come nella consapevolezza che tutto stia lì per cambiare, o peggio, che tutto possa  volgere al termine da un momento all’altro.

Chi  segue un pochino gli EPO poi, sa che sono solito dire che una nostra prerogativa è il talento di fare un ragionamento  che  porta a conclusioni diametralmente opposte con la dinoccolatezza di chi avesse dato sempre quelle come uniche possibili.

Quanto ancora una volta tutto questo si addica agli ultimi due anni della band, non si fa dire a parole.

(E vabè, la metafora del grande amore era un po’ telefonata, ma il periodo è bello stressante, ed io ero a corto di incipit brillanti)

Siamo di nuovo al giorno prima, da domani cominciano le registrazioni del primo dei due lavori degli EPO previsti da qui ad anno prossimo, ed io sono emozionato come un bimbo, come fosse la prima volta.

Nel continuo fare e disfare le trame siamo arrivati alla conclusione che il materiale venuto fuori in due anni di improvvisazioni e provini fosse  tutto “irrinunciabile” ma che andava diviso in due capitoli, che in comune hanno ovviamente il nostro modo, ma che sono comunque distinti e separati.

 

Capitolo I  dunque.

Jo sta sistemando il carico e dio solo sa cosa pensa.

Ciro sa che domani ci dovrà raggiungere direttamente dall’ufficio in un misto di trafelatezza e piglio da direttore d’orchestra.

Gabriele stasera ha Gazebo, dopodomani arriverà in studio con la solita sicumera da cecchino.

Gli ingredienti fondamentali per quella perenne gita fuori porta che sono gli EPO quando li metti assieme, anche dopo mesi di non beccarsi manco su whatsapp.

Ci guardo in una pateticamente ovvia nostralgia nelle immagini del documentario sul making del disco precedente.

invecchiati, come è ovvio, ma l’approccio e i sorrisi mi sembrano inalterati.

Quanto a me, questa è la volta che arrivo in studio che so cosa voglio fare. Mi trovi sempre lì a scarabocchiare ossessivo su quadernetti, imbolsito dal falerno del massico quasi quanto provato dal maldischiena, ma non per questo meno entusiasta.

E niè, so che le lungaggini sono poco social, e che suonare ci viene (un po’ ) meglio che parlare, ma volevo dire a tutti quanti, a noi e a voi che ci avete creduto come e più degli stessi EPO, che quello che dicono nelle canzoni  quelli veri  è veramente vero:  Il grande amore può farsi anche attendere, ma che, come il Natale, quando arriva arriva.

 

Buon Natale a tutti.